A.A.A.A.A.: il bambino APC in classe

A.A.A.A.A.: il bambino APC in classe

A.A.A.A.A.: il bambino APC in classe

ovvero

Asincronia, Accelerazione, Arborescenza, Arricchimento, Approfondimento*

di Chiara Dainese

Alla domanda “Come gestire l’alunno ad Alto Potenziale Cognitivo?” provo a rispondere sinteticamente.

  • Definire obiettivi a lungo termine
  • Definire obiettivi a breve termine
  • Strutturare le attività necessarie a realizzare obiettivi a breve termine
  • Sfruttare i punti di forza e gli interessi del bambino
  • Potenziare i punti deboli
  • Gestire la presenza del bambino APC all’interno del gruppo classe

 

Obiettivi a lungo termine

Passare dal pensiero sequenziale al pensiero arborescente al pensiero sequenziale.

Le lezioni scolastiche sono impostate su un pensiero sequenziale, mentre la mente APC funziona in maniera arborescente. Il bambino APC ha bisogno di imparare a gestire il pensiero arborescente e sfruttarlo per costruire conoscenza che possa essere condivisa e compresa da chiunque.

Il pensiero arborescente si dirama in molte direzioni, crea collegamenti e connessioni. Questa ricchezza va poi elaborata in un’unica dimensione. Il bambino lasciato a se stesso segue i suoi interessi senza un vero obiettivo e crea da solo delle connessioni. Si tratta di dirigere questa modalità spontanea, insegnandogli a padroneggiarla senza rischiare di perdercisi. È come imparare a disegnare mappe all’interno di un labirinto che si crea da sé.

Il bambino APC lasciato a se stesso tende verso contenuti più difficili in quanto più stimolanti e soddisfacenti, ma da soli non soddisferanno la sua modalità di funzionamento. L’accelerazioneva proposta insieme ad attività di arricchimentoche aiutino il bambino a creare ordine fra quei rami del suo pensiero che altrimenti seguirebbero qualsiasi direzione. Un po’ come gestire la crescita di una pianta: si mettono supporti, si legano rami, per farla crescere in maniera armonica e non si dimentica di nutrirla.

ESEMPIO

Argomento trattato in classe. Al bambino vengono dati dei testi più approfonditi, con parole nuove, concetti che vanno oltre il programma. Inoltre gli si chiede di aggiungere riflessioni personali, conoscenze che collega e aggiunge.

Esempio: si parte dalla scrittura degli egiziani e lui approfondisce come si sia evoluta, a quali scritture somiglia, quali altre scritture si stavano sviluppando in quella stessa epoca, insegna ai compagni a scrivere il loro nome coi geroglifici…. Come si potrebbero sfruttare per scambiare messaggi segreti fra bambini, creare un gioco di società, fare una gara a squadre decifrando messaggi che contengono elementi chiave della lezione ecc….

Il passaggio successivo è rimettere insieme tutto ciò che è emerso “ramificando” il pensiero e farlo rispettando dei passaggi logici che rendano condivisibile quanto realizzato.

Seguo il pensiero arborescente, lo gestico, lo semplifico. Do forma. Rendo riconoscibile a chiunque la complessità.

Esempio: tipo di calcolo matematico, Il bambino farà una ricerca su altri modi di ottenere quel risultato, ad esempio altre tecniche di moltiplicazione (ci sono video molto carini su youtube), poi dovrà individuare almeno due ambiti in cui quel tipo di processo matematico possa risultare utile e come.

Lasciare spazio alla sua modalità di risolvere quel tipo di problema/calcolo e riflettere su quale possa essere più funzionale in base al momento. Ad esempio molti bambini APC non imparano le tabelline, ma le calcolano al momento. Legittimo. Ma se partecipano ad una gara di velocità sapere le tabelline rappresenta un vantaggio.

Si tratta di allargare (molto) il campo per poi far convergere i punti salienti in un prodotto semplificato passando per proposte anche avanzate che da programma arriverebbero più avanti (accelerazione).

La parola chiave coi bambini APC non è quanto ma COME: come pensi, come apprendi, come spieghi agli altri.

“Riempirsi” di nozioni per loro è semplice, molto complesso invece diventare protagonisti del loro apprendimento.

 

Individuare, riconoscere, padroneggiare i propri processi di apprendimento

Il bambino ha bisogno di riflettere sui processi che mette in atto spontaneamente. Una volta prodotto un risultato al bambino verrà chiesto di ricostruire i passaggi realizzati, ripensare a come ha ragionato e realizzare schemi o riassunti che spieghino quali processi ha messo in atto in modo che arrivi a padroneggiarli. Questa attività inizialmente va condotta.

Un passo successivo può essere farlo riflettere su altri modi di raggiungere lo stesso obiettivo ad esempio modificando il punto di partenza o la strada dalla partenza all’obiettivo. Cos’altro avrei potuto fare? O avrei voluto fare? Cosa mi ha portato a scegliere di iniziare da… com’è che mi è venuto in mente…. Dove avevo letto/sentito questa informazione che mi è tornata utile?

 

Gestire la presenza di un bambino APC all’interno del gruppo classe

Il bambino va considerato come un elemento di forza del gruppo classe, è un bambino che può trainarne altri, stimolarli a credere nelle loro potenzialità.

Proporre obiettivi di classe ai quali Il bambino possa contribuire in maniera significativa, così che i compagni percepiscano la sua presenza come un vantaggio.

Per evitare imbarazzi e competizione fra i bambini è possibile predisporre delle schede con livelli differenziati di difficoltà lasciando ai bambini la scelta di quale svolgere. Questo fa percepire ai bambini la normalità del differenziare.

In un gruppo ognuno ha un ruolo, ma facciamo tutti parte della stessa squadra. Il collega Giovanni Galli usa la metafora del portiere nella squadra di calcio: maglia diversa, regole diverse, allenamento diverso… eppure elemento fondamentale. Farli sentire una squadra dipende in buona parte dall’allenatore.

Il bambino APC è molto capace in alcuni compiti (Asincronia), ma rimane un bambino. Ciò che deve risultare chiaro è il suo funzionamento, che non porta a non sbagliare mai o capire tutto subito. Il bambino va guidato, supportato, come qualsiasi bambino.

 

Obiettivi a breve termine, punti di forza e debolezza del bambino

Per strutturare le attività considerando punti di forza e debolezza è indispensabile una valutazione fatta con cura e che faccia convergere punteggi, storia del bambino e osservazione clinica in una relazione che includa delle indicazioni che supportino i genitori e gli insegnanti.

Solitamente il profilo cognitivo viene valutato utilizzando la scala Wechsler nella versione Wisc IV.

La relazione dovrà riportare:

  • Osservazione clinica di come il bambino si è posto nell’interazione con somministratore e come ha affrontato le singole prove;
  • Punteggi dei singoli subtest;
  • Punteggi degli indici: ICV, IRP, IML, IVE;
  • Punteggio del QI e degli indici IAG e ICC;
  • Lettura delle discrepanze interne ai singoli indici (se presenti) e di quelle fra indici;
  • Analisi dei cluster clinici sulla base del modello CHC;
  • Ragionamento clinico che connetta i punteggi ottenuti alle capacità e ai punti di debolezza spiegando come impattano sul funzionamento del bambino;
  • Ipotesi di possibili condizioni associate e approfondimenti necessari (ad esempio per attenzione e memoria).

Ogni bambino è unico, ogni profilo va compreso. I punti deboli andranno considerati all’interno delle attività proposte, che dovranno motivare l’alunno a lavorare per migliorarli. Ad esempio proporre attività con obiettivi raggiungibili solo cooperando aiuta il bambino ad accettare il contributo di tutti, a scendere a compromessi e imparare anche dagli altri.

La programmazione dovrà essere individualizzata sulla base del funzionamento di quel bambino, dei suoi interessi e delle risorse disponibili.

Spesso gli insegnanti chiedono da dove partire a proporre. La mia risposta è “Partite dai vostri interessi, dalle vostre passioni, cercate di divertirvi, sfruttate il vostro potenziale, vedete nel vostro allievo un’occasione di sperimentare e di essere creativi!”.

Costruzione ponte romano

Un allievo “diverso” può essere percepito come un ulteriore carico o come un’occasione. Perché partire da sé? Perché è un modo di presentarsi, di comunicare al bambino “anch’io come te ho delle passioni di cui non sempre parlo in classe” e quindi di entrare in relazione: ti offro qualcosa e aspetto che anche tu offra qualcosa a me. Ci legittimiamo a occupare lo spazio della lezione con “parti di noi”. Magari ti porto un’attività sui bonsai che sono la mia passione e tu mi parli del sistema solare che è la tua e poi vediamo come sia possibile mettere insieme questi interessi apparentemente così distanti…

Siate pazienti. Siate curiosi. Create. Proponete. Provate. Verificate. Correggete. Divertitevi.

Perchè il ponte in pietra? Perchè ognuno mette un pezzo e perchè se si inizia a lavorare presto il bambino sentirà di avere la solidità necessaria a raggiungere i propri obiettivi.

 * Giovanni Galli (2017)

L’accelerazione: consiste nel fornire al bambino un programma più avanzato, pensato sulla base delle sue esigenze di apprendimento. Può riguardare una o più materie. Insieme all’insegnante vanno valutate le competenze raggiunte e stabiliti i nuovi obiettivi.

L’arricchimento: permette di mantenere alta la motivazione ad apprendere impegnando il bambino in attività complementari che partano da temi trattati in classe. L’arricchimento amplifica la conoscenza su un piano orizzontale stimolando il bambino nello scoprire modi in cui applicare le conoscenze acquisite ad esempio utilizzando letture tematiche, filmati, giochi al computer, giochi creativi o logici, parole crociate, ricerche di sinonimi, creazione di giochi o di storie o fumetti, creando un giornale di classe, facendo esperimenti scientifici, inchieste, partecipando a gruppi esterni. Molte delle attività di arricchimento possono essere proposte a gruppi di studenti o all’intera classe.

L’approfondimento: può essere realizzato o facendo approfondire una tematica o dando forma agli apprendimenti. Il secondo caso sviluppa la meta cognizione, consiste nell’aiutare l’allievo a comprendere il proprio modo di fare, studiare, relazionarsi.

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